stagista porca

La stagista Grazia

Vivo e lavoro a Torino. Mi trovavo in ufficio, mancavano pochi minuti alla fine del mio turno e stavo per spegnere il computer e posare i miei documenti nel cassettino. Ad un tratto Grazia, la stagista dell’avvocato Martini, bussò alla porta per chiedermi di leggere un altro documento che mi era sfuggito: la feci entrare, notando la particolare eleganza con cui era vestita, un’eleganza particolare perché si poteva facilmente associare ad un po’ di ingenua sensualità. Il suo tubino nero, i capelli raccolti in uno chignon ed un paio di decolletes da girare la testa: quando si avvicinò al mio braccio, sfiorandolo, sentii il suo inebriante profumo ed iniziai a fantasticare su di lei. Era la prima volta che mi accadeva di fare delle fantasie su una donna, e Grazia mi stava davvero facendo uno strano effetto.

Mi ricomposi cercando di non far capire nulla, salutai e rientrai a casa. Sulla strada verso casa non facevo che pensare a lei, a quanto fosse bella e semplice, sobria e sensuale allo stesso tempo. Era da tanto che non apprezzavo il valore di una donna, io che ero abituato a desiderare la compagnia solo di accompagnatrici (di donne affascinanti ne avevo viste tante, nella mia vita), sentivo ora una sorta di desiderio represso che pulsava sempre di più dai miei pantaloni, mentre ripensavo al corpo statuario ma semplice allo stesso tempo, di quella dea.

Proprio mentre facevo questi pensieri, giunto davanti al portone di casa mia, sentii il telefono squillare. Era l’ufficio. Risposi un po’ seccato perché quella sera ero davvero stanco e non avevo voglia di portarmi il lavoro a casa, ma la soave voce di Grazia mi fece rabbrividire; mi chiese se poteva passare a portarmi altri documenti da firmare.

Grazia arrivò con una certa fretta: la feci accomodare, guardandola sempre più insistentemente e pensando che se l’avessi fatta sentire a suo agio, forse avrebbe ceduto alle mie avances. Mi piaceva troppo, e forse io non ero uno qualunque, per lei. Mi accorsi che quei documenti li avevo già firmati, e che quella era stata solo una scusa per rimanere da sola con me. Sorrise, di quei sorrisi complici ed allo stesso tempo sensuali, mostrandomi le cosce. Poggiai una mano su di esse, per cercare di capire una volta per tutte la sua disponibilità, e

Grazia allargò le gambe facendo entrare la mia mano nel suo ingresso segreto ormai completamente bagnato. La toccavo con gioia, mentre lei cercava la mia asta ormai eretta nella speranza di farsi penetrare da me: io ero talmente pieno di voglia di averla e di possederla, che non potei fare a meno di spogliarmi, di farla distendere supina, ed accarezzare ogni centimetro del suo corpo prima di entrare dentro di lei.

Il nostro amplesso fu unico: Grazia aveva la dolcezza dei vent’anni e la sensualità di una donna avviata, e quel mix di caratteristiche mi fece letteralmente rabbrividire. Mentre andavo su e giù dentro di lei, sentivo che lei era la mia metà della mela, quella che mi completa e mi fa sentire come nessuno mai: il nostro orgasmo all’unisono, tra gemiti e sospiri, ne fu la conferma. Quella sera capii che non mi sarei più staccato da Grazia, la mia stagista preferita.

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